Il fenomeno Anonymous  nasce nel 2003 come “libera coalizione degli abitanti di Internet”. Il gruppo si riunisce sulla rete, attraverso siti quali 4chan, 711chan, Encyclopedia Dramatica, canali IRC e YouTube.

Il loro motto: 

“We are Anonymous, We are a Legion, We do not forgive, We do not forget, Expect US!”

(“Noi siamo Anonymous, Noi siamo una Legione, Non dimentichiamo, Non perdoniamo, Aspettateci!”)

Questo rappresenta il loro proclama di pensiero e di idee.

Nel movimento non ci sono leader. Ma tutti, nessuno escluso, combatte per un solo ideale: lotta alla corruzione e alle ingiustizie, diritto di accesso alle risorse, diritto di accesso alle informazioni. Recentemente abbiamo parlato anche della serie Mr.Robot ispirata liberamente ad Anonymous.

Cosa può fare davvero Anonymous?

Il collettivo di hacker suscita grande interesse in rete – e non solo- ma lascia molte perplessità agli addetti ai lavori e non.

Il sospetto è che con un hashtag confezionato ad arte è che alle spalle di ‘Parisofficial’ ( l’account che per primo ha dato conto dell’iniziativa) non ci siano dei veri ‘hacktivist’ ma gente che sfrutta il brand di Anonymous per altri scopi.

Il pericolo è che chiunque possa davvero fregiarsi del nome di Anonymus quando effettua un hack. L’assenza di un modello piramidale può avere un effetto boomerang rilevante.

E’ impossibile stabilire se un hacker faccia parte di Anonymus e, come spesso accade, non si conoscono nemmeno tra di loro.  Le uniche “verità” del gruppo sembrano arrivare dagli account ufficiali sui social network oltre che dai siti e blog principali.

 

 

 

 

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