Proposte di fusione comuni in Calabria


Calabria
Proposta di fusione tra Crotone, Cutro, Isola di Capo Rizzuto e Strongoli nella Grande Crotone, 95.243 abitanti[83]


Proposta di fusione tra Corigliano Calabro e Rossano nel nuovo comune di Corigliano-Rossano, 77.206 abitanti[84][85][86]


Proposta di fusione tra Cosenza, Rende e Castrolibero nel nuovo comune di Cosenza, 112.363 abitanti[87]


Proposta di fusione tra Cardinale, Chiaravalle Centrale e Torre di Ruggiero, 9.259 abitanti[88]


Proposta di fusione tra Anoia, Cinquefrondi, Melicucco, Polistena e San Giorgio Morgeto, 27.232 abitanti[89]

Ecco le strategie che i comuni calabresi hanno adottato e promosso per cambiare lo stato di stallo dei comuni e la fusione, un cambiamento radicale,  che ne delinea nuovi confini. Corigliano e Rossano i primi nella scelta di questo cambiamento radicale, diventerebbe la 3° città più grande della Calabria. Geograficamente strategiche,  perché ritenute molto vicini sono distanti solo 8 km. E’ questo la scelta politica di questi comuni che chiedono un referendum popolare rivolto ai cittadini che sceglieranno in tutta libertà il loro corrispettivo futuro, soli oppure uniti? Saremo i primi a decidere e a scrivere la nostra nuova storia epocale e di disegnare, preparare il futuro alle prossime generazioni . Si voterà il 22 ottobre 2017.

Ovviamente siamo invitati ad informarci su quotidiani, blog online, ed a prendere visione di comunicati stampa dei comuni, una volta che abbiamo queste informazioni, analizziamo la situazione attuale e i servizi tipo: sanità, urbanizzazione, sport, manutenzione, aziende ecc. fatto questo non ci resta che decidere il nostro futuro.

Eccole le informazioni legislative che regolamentano le fusione in Italia:

La fusione nell'ordinamento statale e nel diritto amministrativo italiano è l'unione fra due o più comuni . La fusione tra questi enti locali è disciplinata dal Testo Unico degli Enti Locali, approvato con decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267; in particolare, la materia è trattata nell'articolo 15 di tale testo unico, che tra l'altro prevede come, ad eccezione delle fusioni tra più comuni, non possano esserne istituiti di nuovi con una popolazione inferiore ai 10.000 abitanti. In base all'articolo 133 della Costituzione della Repubblica Italiana, dette modificazioni devono essere deliberate dalla Regione, sentite le popolazioni interessate, nelle forme previste dalle leggi regionali.

La Corte costituzionale ha depositato, il 24 marzo 2015, la sentenza n. 50/2015 con la quale si è pronunciata sui ricorsi presentati da quattro Regioni (Veneto, Campania, Puglia, Lombardia) contro 58 commi (dei 151 originari, ma poi accresciuti in numero dalle successive modifiche legislative) dell'unico articolo della legge n. 56 del 2014 (cosiddetta legge Delrio), discussi in udienza pubblica il 24 febbraio dello stesso anno; in sostanza la Corte afferma che la competenza per le fusioni per incorporazione resta dello Stato, potendo le Regioni legiferare solo sulla fusione "tradizionale" con nascita di un nuovo comune.

Storia
Con la Legge sulle Autonomie locali n. 142 del 1990 venne prevista la possibilità di fondere, cioè accorpare, due o più comuni contigui. Con il Testo Unico degli Enti Locali del 2000 venne ribadita questa possibilità.

Decidiamo il nostro futuro, pensando alle nostre future generazioni e “Think different” lo diceva Steve Jobs, che in italiano vuol dire “pensa differente”. Buona scelta.

articolo di Domenico Chiarelli