Chi sono i rifugiati climatici?

I cambiamenti climatici sono una delle principali cause di migrazione mondiale, con conseguenze più negative sulle popolazioni più povere e vulnerabili.

In un rapporto pubblicato il 27 settembre, i ricercatori del FMI hanno esaminato i legami tra eventi atmosferici estremi e migrazioni in più di 100 paesi in un intervallo di tempo di oltre tre decenni. Hanno scoperto che “un aumento della temperatura e una maggiore incidenza di disastri meteorologici aumentano le percentuali di emigrazione“.

In pratica, tutti coloro i quali vivono a sud del mondo avvertono un aumento delle temperature tali da rendere i terreni un tempo fertili in terreni aridi e secchi, vale a dire che tutta l’agricoltura è stata distrutta.

Quindi come noi sappiamo muore l’economia locale e costringe le popolazioni che ci vivono ad emigrare più a nord, ecco infatti spiegato il motivo degli sbarchi di “clandestini” verso le nostre coste.

Immaginate di possedere un agrumeto di 5 ettari, la vostra economia e garantita dalla vendita del frutto, ma se ad un certo punto ogni anno seccano 100 alberi, per mancaza di acqua o per il troppo caldo,  be sicuramente avrete problemi a sostenere i costi della vita e subito vi troverete a decidere in fretta se vendere o abbandonare, insieme a voi gli operaio che un tempo raccoglievano i vostri frutti e quindi sarete costretti ad emigrare, e subito verrete chiamati “Rifugiati climatici.

Gli effetti dei cambiamenti climatici in questo campo sono già visibili: circa 1 milione di persone in Africa sono state costrette a lasciare le proprie case nel 2015; nella regione del Pacifico, la Banca Mondiale ha sollecitato Australia e Nuova Zelanda ad aprire le frontiere ai residenti dei piccoli stati insulari come Tuvalu e Kiribati; in Siria infine, dove le migrazioni interne scatenate da una siccità storica hanno contribuito alla guerra civile che ha poi portato a un’ulteriore disastrosa migrazione, questa volta verso stati limitrofi e infine verso l’Europa. 

Ma qualcosa sembra muoversi. È di poche settimane la notizia che la Nuova Zelanda potrebbe diventare il primo paese del mondo a riconoscere i cambiamenti climatici come motivazione ufficiale a causa della quale poter richiedere asilo. Se la decisione venisse implementata, fino a 100 rifugiati all’anno potrebbero essere ammessi. Questo potrebbe apparire relativamente insignificante, osservando le statistiche dell’Internal Displacement Monitoring Center che prevedono dalle 150 alle 300 milioni di persone costrette ad abbandonare le loro case per cause ambientali entro il 2050. Il nuovo ministro dei cambiamenti climatici neozelandese James Shaw ha però confermato a Radio New Zealand che “una categoria sperimentale di visti umanitari” potrà essere realizzata per le popolazioni del Pacifico che sono, o rimarranno, sfollate a causa dell’innalzamento del livello del mare derivante dai cambiamenti climatici. Un primo passo verso la formulazione di un accordo globale vincolante riguardo la definizione di rifugiato ambientale e la ridefinizione dei piani di adattamento.

Art. D.Chiarelli


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