Il sud invaso dal Piemonte è ora abbandonato è sfruttato dai governi.

Il sud che non doveva chiedere nulla a nessuno.

Il Regno in quell’anno poteva sicuramente essere considerato in campo economico al primo posto in Italia ed al terzo in Europa. La moneta circolante nelle Due Sicilie era pari a 220.000 euro, risultante oltre il doppio di tutte le altre monete circolanti nella penisola italiana. Per fare un paragone si può considerare che il Piemonte possedeva solo 10 mila euro.

Questo era stato il risultato di previdenti leggi che avevano regolato le importazioni e le esportazioni proprio con lo scopo di favorire la nascita dell’industria, dosando opportunamente i dazi doganali e le misure fiscali. Infatti già dal 1818 l’industria tessile (seta, cotone e lana) e quella metalmeccanica erano i due principali settori trainanti dell’economia duosiciliana, tanto che molti stranieri trovarono conveniente investire nel Regno. La politica industriale era stata insomma lungimirante e coerente, anticipando di un secolo in Italia la formula dell’iniziativa pubblica nell’industria senza peraltro privilegiare le industrie statali che erano sempre in concorrenza con le private.

Numerose anche le fabbriche di strumenti tecnici, orologi, bilance, e insomma tutta una miriade di fabbriche minori, nei più svariati campi di attività, diffuse geograficamente in tutto il territorio. In SICILIAinfine, il reddito si basava, oltre che sulla pesca e sui cantieri navali, sull’esportazione di zolfo, olio d’oliva, agrumi, sale marino e vino. Le principali correnti di traffico erano dirette verso l’Inghilterra (40%), verso gli Stati Uniti (con un terzo della produzione di agrumi) e verso gli altri paesi europei. La Sicilia per questi suoi commerci aveva costantemente un saldo attivo.

La disgrazia per il sud avvenne nel 1860 quando un migliaio di volontari, al comando di Giuseppe Garibaldi, partì nella notte tra il 5 e il 6 maggio da Quarto, nel territorio del Regno di Sardegna alla volta della Sicilia, nel Regno delle Due Sicilie.

Lo scopo della spedizione fu di appoggiare le rivolte scoppiate nell’isola e capovolgere il governo borbonico. I volontari sbarcarono l’11 maggio presso Marsala e, grazie al contributo di volontari meridionali e allo sbarco di altre spedizioni garibaldine, aumentarono di numero creando l’Esercito meridionale, il quale si mosse verso nord alla volta di Napoli.

Dopo una serie di battaglie vittoriose contro l’esercito borbonico, i volontari garibaldini riuscirono a conquistare tutto il Regno delle Due Sicilie permettendone l’annessione al nascente Stato italiano.

Nel fra tempo Camillo Benso, conte di Cavour, tornato da uno stage in Inghilterra imparò come migliorare l’agricoltura imparando la tecnica dell’irrigazione. Inoltre decise che le terre conquistate dal suo Re (povero) siano considerati terre agricole e tutte le fabbriche vennero chiusi, lo scambio merci via mare non doveva più essere al sud ma a Nord, cosi cominciò una lenta asfissiante agonia di deperimento economico del sud.

Solo i Briganti restarono fedeli al re Borbone e resistettero al dominio degli invasori Piemontesi, tale resistenza portò il Re Vittorio Emanuele a ordinare che per ogni guardia del re uccisa dovevano morire 10 cittadini del sud e stato fatto un Genocidio, ne uccisero a miliaia, perchè i briganti era davvero forti ed intelligenti.

Macabre foto fatti ai briganti che non accettavano gli invasori, uccisi e poi posizionati a piacere senza pietà come trofei di guerra.

Insomma uno sterminio civile e di tutti coloro che si opponevano al re piemontese.

Ci sono voluti 800 anni per distruggere tutto quello che un tempo il sud Italia godeva di prestigiose aziende fertili e produttive e di una economia vigorosa.

Oggi invece siamo ridotti quasi alla fame, senza infrastutture strategiche, senza sanità, senza lavoro, abituati all’assistenzialismo minimo è indispensabile un elemosina che seppur mortificante la dobbiamo accettare. In tutti questi anni la politica nazionale ha spesso promesso che il sud andava equilibrato, ma non è stato cosi.

Oggi osservando questa foto del “MEF” Ministero dell’economia e Finanza rappresenta tutti i lavori strategici per sviluppare l’Italia.

Noterete che al sud si continua ancora ad trascurarlo ed ignorare lo sviluppo del territorio sfavorendo la crescita.

Sottovalutando che la mancanza di lavoro nutre le mafie locali, aumentando vertiginosamente alti livelli di crimine organizzato. I nostri politici che del sud hanno governato hanno la responsabile di questo grave situazione economica che stiamo vivendo e subendo.

Infine vi chiedo ma è anche colpa nostra? Siamo sicuri a chi diamo il nostro consenso? E’ arrivato il momento di votare i nostri rappresentanti con responsabilità, curandoci di non votare per una protesta, ma per pretendere di migliorare il nostro territorio.

A cura di Domenico Chiarelli

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