Tra poco è vietato curarsi fuori regione.

In silenzio avanza inesorabile come un serpente sotto le foglie e già pronto ad attaccare i fratelli d’Italia.

La sanità è un diritto sacrosanto di tutti gli Italiani scegliere liberamente dove curarsi.

Il governo in questi giorni si sta riunendo per impedire le cure fuori regione.

Esempio: se Un cittadino vuole curarsi a Cagliari o a Roma oppure a Genova, tra poco non lo potrà più fare, oppure paga e va in lista di attesa.

Se l’Italia non fosse sbilanciata non ci sarebbero problemi, ma resta il fatto di negare la libertà agli Italiani dove e quando curarsi, prendendo il caso del Meridione dove gran parte delle strutture sono state chiuse e gli strumenti usati per diagnosticare malattie, sono obsoleti e poco sufficienti a fornire un servizio sanitario continuo e preciso, nonostante abbiamo menti illuminate che lavorano nei presidi ospedalieri dove i medici stessi sono limitati dall’assenza di strumenti innovati, quindi, siamo costretti emigrare verso strutture forniti da strumenti innovativi precisi che garantiscono il successo di una guarigione.

Un servizio che vale circa 4,6 miliardi di euro e che coinvolge quasi 800mila italiani, pronti a partire in treno o in aereo da Napoli o da Reggio Calabria per farsi operare nei poli d’eccellenza in cui si ha la garanzia di standard più elevati e si corrono meno rischi. Le statistiche parlano chiaro: Lombardia ed Emilia Romagna attraggono malati come calamite, 14 regioni sono invece in rosso. I numeri, impietosi, registrano la migrazione, e in qualche caso la fuga, verso le cliniche all’avanguardia sull’asse Milano-Bologna.

Stiamo scivolando verso una situazione inaccettabile Invece di migliorare il livello medio nelle regioni che più zoppicano, si vogliono introdurre filtri e blocchi contro le realtà all’avanguardia. E in questo modo, senza che l’opinione pubblica sia stata informata, si toglierà a migliaia di pazienti il potere di scegliere i centri più evoluti.

Quindi ci dobbiamo rassegnare? Insomma, l’Italia che dice di andare avanti farebbe invece un salto all’indietro di vent’anni. Per di più a fari spenti. Lontano dai riflettori dei media.

Concludo che il popolo alle prossime elezioni sa cosa deve fare non servono tante parole!

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